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Abandonware – Pezzi di storia February 16, 2006

Posted by bulma in Scenari digitali.
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Con il neologismo abandonware (aplologia da abandoned software) si indica un insieme di software datato e uscito dalla commercializzazione.

A causa dell’evoluzione della tecnologia informatica, i prodotti software vanno incontro a rapida obsolescenza o non incontrano più i nuovi gusti degli utenti. In molti casi si tratta di prodotti ancora perfettamente funzionanti ed utilizzabili, apprezzati in particolare dagli appassionati di retrocomputing (o retrogaming).

Tra i tanti temi caldi del videoludo e, in senso lato, dell’intero panorama informatico, l’abandonware rappresenta quindi una terra di nessuno, un mondo sospeso tra legaità e pirateria nel quale i malintesi e i fraintendimenti regnano sovrani.

La classificazione di un software all’interno della categoria, non significa la cessazione del diritto d’autore, anche se si trovano facilmente sulla rete. In alcuni casi, sono i detentori dei diritti stessi che permettono e si curano del rilascio del software.

Hilary Clinton batte Schwarzenegger February 7, 2006

Posted by bulma in L'angolo della toga.
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Il “caso” Hot Coffe arriva in Campidoglio. L’avreste mai detto? La senatrice Hilary Clinton ha infatti proposto una legge federale, chiamata Family Entertainment Protection Act, che verrà sottoposta al Congresso nelle prossime settimane, e che proibisce la vendita di giochi classificati M o AO (Adults Only) ai minori di diciassette anni.

Diversamente da altre proposte analoghe, la legge non intende limitare (o costringere le case a limitare) la produzione di titoli per “adulti”, ma semplicemente evitare che finiscano nelle mani di ragazzi troppo giovani per comprenderli appieno.

Tra le proposte sul tavolo c’è quella di utilizzare le già esistenti classificazioni dell’ESRB, che di fatto verrebbe “promossa” a organo censore governativo. Punto che l’industria ha accolto con grandi consensi, ma che potrebbe al tempo stesso far naufragare la legge in fase di approvazione: la costituzione americana proibisce infatti l’assegnazione di poteri governativi a enti privati. La legge è in discussione proprio in queste settimane, e non mancherò di tenervi aggiornati.

Nel frattempo, arriva la prevista notizia che la famigerata AB1179, la legge anti videogiochi violenti firmata qualche settimana fa da governatore della California, Schwarzenegger, e che sarebbe dovuta entrare in vigore il primo gennaio di quest’anno, è stata giudicata incostituzionale perché in palese violazione delle libertà sancite dal primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti.

Festeggia amareggiata la VSDA (Video Software Dealers Association), che aveva trascinato “the governator” in tribunale: “e’ triste vedere come lo stato della California abbia sprecato prezioso denaro dei contribuenti nel perseguire una legge che non sarebbe mai entrata in vigore. Il verdetto sancisce per la seconda volta questo mese, e la sesta in cinque anni il medesimo principio, che questo genere di leggi non passeranno mai. E’ tempo che il legislatore vada oltre la retorica censoria di questi provvedimenti”.

Disaffected!: Il videogioco della pubblicità negativa January 26, 2006

Posted by bulma in Scenari digitali.
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Jack Thompson: game over January 24, 2006

Posted by bulma in L'angolo della toga.
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John Bruce Thompson, detto Jack, 55 anni, avvocato di Miami, Florida. Per chi non si interessa di videogiochi, un nome qualunque. Per tutti gli altri, il più famoso «crociato anti-videogame» (definizione sua) della storia, protagonista assoluto delle vicende più eccessive e surreali dell'attivismo americano contro l'oscenità e la violenza nei media. Quella che segue, e che vale la pena di conoscere, è la sua storia…

La carriera mediatica di Jack Thompson inizia nel 1988, quando si candida alla carica di procuratore di Stato in Florida contro Janet Reno, improntando la sua campagna sulle accuse di omosessualità alla sua avversaria. In occasione di un evento pubblico, Thompson consegna a Janet Reno una lettera, chiedendole di indicare sul foglio con una croce se sia eterosessuale, omosessuale o bisessuale. Per tutta risposta, la donna gli poggia una mano sulla spalla, esclamando: «Sono interessata solo agli uomini virili. È per questo che lei non mi interessa». Thompson, in replica, denuncia la Reno per aggressione, chiedendo al Governatore della Florida di indagare sul caso. La richiesta sarà giudicata un «piano politico» e Janet Reno vincerà l'elezione con il 69% dei voti. È uno dei primi eventi che permette all'avvocato di Miami di farsi conoscere in tutti gli Stati Uniti, ma soprattutto una vicenda simbolo del suo modello di condotta nei confronti degli avversari politico-mediatici.

All'inizio degli anni '90, Thompson avvia la sua vera e propria campagna di moralizzazione della nazione, iniziando a dedicarsi alla musica rap, promuovendo ripetute azioni legali e di boicottaggio contro album da lui ritenuti osceni. In quel periodo, ama definirsi pubblicamente come un eroe solitario in lotta contro il malcostume, in stile Batman. Dichiarerà: «Non smetterò finché non riuscirò a far mettere in galera il capo di una casa discografica o di una catena di negozi di dischi. Solo allora smetteranno di commerciare oscenità». Tra le vittime delle sue accuse, spesso formulate senza mezzi termini e con insulti alle persone, il rapper Ice-T, la cantante Madonna e il network televisivo MTV.

Alla fine degli anni '90, Thompson sposta invece il suo centro d'attenzione, iniziando ad occuparsi con sempre maggiore accanimento di videogiochi. La sua principale critica verte sui contenuti violenti dei videogame, che giudica responsabili della maggior parte delle sparatorie avvenute nelle scuole degli Stati Uniti, e che definisce in genere come «simulatori di omicidio». Dal 1997 ad oggi, Thompson promuoverà il bando di un numero difficilmente quantificabile di titoli, come Doom, Quake, Resident Evil, Final Fantasy, The Sims e la serie di Grand Theft Auto, ma soprattutto entrerà in aperto conflitto con la comunità dei videogiocatori.

Attualmente, il cinquantacinquenne avvocato frequenta diversi forum specializzati, postando messaggi nei quali celebra la sua attività moralizzatrice contro la disprezzata categoria dei videogamer. In diverse occasioni, in risposta ad articoli o vignette ritenute lesive della sua immagine, Thompson ha fatto seguire azioni legali o minacce di azioni legali.

Nonostante gli attacchi frontali, la comunità dei videogiocatori ha comunque saputo rispondere spesso con l'ironia, promuovendo ad esempio l'iniziativa «Flowers for Jack», una colletta per l'invio di fiori all'avversario mediatico, o producendo addirittura un videogioco ad hoc in seguito alla «modest proposal» di Thompson. In quell'occasione, l'avvocato di Miami aveva sfidato a sviluppare un videogame basato su un suo soggetto (il protagonista, tra le altre cose, doveva uccidere i boss dell'industria videoludica e urinare nel cranio di un suo avversario), promettendo in cambio di donare 10.000$ in beneficenza. Dopo l'effettiva realizzazione del gioco, Thompson aveva però ritirato l'offerta, dichiarando che si trattava solo di satira. Per tutta risposta, i responsabili del sito Penny Arcade (più volte "passivamente" in conflitto con lui) avevano realmente effettuato una donazione di quell'entità, specificando nel biglietto di accompagnamento «Per Jack Thompson, perchè Jack Thompson non lo farà». Dopo quel gesto, Thompson aveva chiesto all'FBI di indagare sul sito Penny Arcade, responsabile, a suo parere, di «molestie criminali» nei suoi confronti.

Jack Thompson è un'anomalia del sistema politico-mediatico statunitense. Non tanto per le sue iniziative moralizzatrici, spesso eccessive e al limite del surreale, e nemmeno per i violenti attacchi personali nei confronti dei suoi avversari (elementi comunque presenti in altri critici conservatori border-line), quanto per la popolarità che, proprio grazie alla sua condotta, ha acquisito in tutti gli Stati Uniti, e per lo spazio, e il credito, che le sue opinioni continuano ad avere sui media generalisti, tra interviste sulla stampa, apparizioni televisive e pubblicazioni di libri. Una situazione che, ad ogni modo, sembra si stia evolvendo in negativo per l'avvocato di Miami, dopo le pubbliche parole di discredito nei suoi confronti da parte di importanti personalità politiche e gruppi conservatori.

L'attività di Thompson in questi ultimi anni è stata comunque molto più intensa ed estrema di quanto necessariamente riassunto in questo articolo. Per una panoramica più ampia, anche se ugualmente incompleta, si segnala la pagina dedicata di Wikipedia. Articolo contro il quale Thompson, proprio a marzo scorso, ha peraltro pubblicamente protestato.

Videogiocatori unitevi January 24, 2006

Posted by bulma in L'angolo della toga.
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Videogiocatori (oppressi) di tutto il mondo, unitevi! Sembra una chiamata alla rivoluzione l'ultima iniziativa dell'ESA (Entertainment Software Association), il gruppo che riunisce i principali produttori americani di videogiochi e che, lunedì scorso, ha lanciato il suo nuovo sito, Video Game Voters Network. Sembra un appello alla rivolta per la mission, si perdoni il termine, dell'associazione, ovvero organizzare i videogiocatori americani per «difendersi contro le minacce ai videogiochi». Ma anche per la determinazione con la quale l'ESA vuole infiammare gli animi dei suoi apostoli contro tutte le iniziative politiche anti-videogame, dai tentativi di regolamentare la vendita ai minori alle proposte di bando.

«Negli anni scorsi – si legge sulla homepage del sito – Michigan, Illinois e California hanno approvato leggi per bandire la vendita ai minori di determinati videogiochi. Finora, i tribunali hanno bloccato queste leggi. Ma le forze anti-videogioco continuano a fare pressione. I videogiocatori devono alzarsi ora e passare all'azione. Il governo non regola l'accesso o la vendita di film, libri o TV via cavo, e non deve regolare i videogiochi».

Siamo allo scontro diretto. Probabilmente perché l'industria dei videogiochi è in difficoltà. Davanti alle offensive politiche, spesso più di demonizzazione che di regolamentazione, i produttori hanno scoperto che con il denaro non si compra il consenso sociale. Se finora l'industria si era difesa nei tribunali, invocando la libertà di espressione contro le restrizioni legali, ora siamo passati alla controffensiva.

«Il Senato degli Stati Uniti – recita ancora il sito – sta valutando il "The Family Entertainment Protection Act", che regolerebbe la vendita di determinati videogiochi nel paese. Invia un messaggio ai tuoi senatori per opporti oggi a questa legge!». Ma il Network, si specifica, promuove anche la consapevolezza sull'argomento e la comunicazione tra videogiocatori e autorità. Perché informazione, si sa, è libertà.

Intanto le proposte anti-videogame si moltiplicano, soprattutto negli Stati Uniti, dove moltissimi stati stanno valutando in questi giorni la possibilità di regolamentare il settore. Alcuni esponenti politici hanno trovato in questa battaglia l'onda populista da cavalcare in vista delle prossime elezioni. Opporsi è legittimo. Promuovere il boicottaggio del nemico politico può esserlo. Ma lo scontro diretto servirà a qualcuno? O i produttori americani, dietro il paravento della libertà d'espressione, stanno facendo leva sul senso di oppressione dei videogiocatori per proteggere i loro interessi?