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Linux Day 2006 November 26, 2005

Posted by bulma in Linux & Co..
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Can you grow cress in a keyboard? November 24, 2005

Posted by bulma in Vueb.
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Matematica creativa November 19, 2005

Posted by bulma in Giochi per la mente.
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I cattivi maestri del videogioco November 16, 2005

Posted by bulma in Scenari digitali.
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Le ansie tecnofobiche associate all’uso dei videogiochi non sono una novità. La paura che tale forma di intrattenimento, apparentemente innocua, sia in grado di trasformare gli utenti in potenziali criminali ne ha accompagnato l’evoluzione sin dalla sua prima manifestazione, negli Anni ‘70. Nonostante la crescente popolarità dei mondi virtuali, la diffidenza sociale nei loro confronti non è diminuita, come confermano le leggi sempre più restrittive in merito alla vendita di videogame ai minori negli Stati Uniti, in Australia e in altri paesi. Negli ultimi anni, le campagne diffamatorie contro i videogiochi sono aumentate esponenzialmente. Poco importa che, in molti casi, gli attacchi siano ingiustificati e addirittura sconfessati, come per il “caso” Manhunt in Gran Bretagna (per ulteriori dettagli, vedi il saggio del team IED incluse ne Gli Strumenti del videogiocare (nota 1) che il videogame rappresenti una tecnologia dannosa è duro a morire.

Anche se in molti casi le preoccupazioni degli adulti nei confronti del videogioco sono del tutto legittime – specie nel caso di una fruizione particolarmente prolungata – sarebbe auspicabile un atteggiamento meno prevenuto e pregiudiziale da parte della comunità scientifica. Un’apertura al dialogo e al confronto consentirebbe , per esempio, di portare in primo piano aspetti che normalmente vengono ignorati o sottovalutati, comei benefici a livello intellettuale, cognitivo e sociale della fruizione videoludica.

Il paradigma dominante in psicologia è che il consumo di videogiochi violenti produce un incremento di aggressività nei giocatori, con preoccupanti conseguenze in merito alle capacità dei soggetti di operare in modo appropriato in un contesto sociale. Detto altrimenti, la condanna poggia sul presupposto che esista un nesso di tipo causale tra violenza virtuale e violenza reale. Per esempio, nel 1999, David Grossman, uno psicologo in forza all’esercito militare americano, autore di numerosi saggi sul rapporto tra media e violenza, da’ alle stampe Stop Teaching Our Kids to Kill, letteralmente “Smettiamo di insegnare ai nostri figli ad uccidere”. Il cattivo maestro, secondo Grossman, e’ il videogioco, che definisce “simulatore di morte”. Attraverso gli sparatutto in soggettivi, i giocatori imparano a uccidere, senza provare alcun rimorso per le loro vittime. La ripetizione coatta dell’atto violento, scrive Grossman, produrrebbe legioni di sicari. E’ interessante notare che, nel 2001, l’esercito americano ha prodotto America’s Army, un videogame che simula le operazioni di combattimento dei soldati statunitensi (per ulteeriori informazioni, vedi Gli Strumenti del videogiocare). Come vedremo nelle prossime pagine, il legame tra violenza virtuale e violenza reale non è mai stato dimostrato in modo convincente.

Brevettare le idee? No, grazie November 11, 2005

Posted by bulma in Linux & Co..
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